Tu chiamale se vuoi…

Emozioni.

No, non ‘pensare’ velocemente questa parola. Fatti un regalo, prezioso. Chiudi gli occhi, scegli l’immagine più forte di questa avventura, fissala, e poi ‘leggi’ ad alta voce, ‘accarezzando’ le lettere come gioielli nelle mani: e-m-o-z-i-o-n-i.

Le senti ‘le rane nella pancia’? Lo senti quel sorriso che nasce? Ti sale da dentro quel qualcosa che per molto tempo non avevi più provato? Gli occhi sono un po’ umidi? Queste sono le Emozioni. Da amici, da genitori, da squadra.

Che dono che è stata questa avventura, che di sportivo ha avuto tanto, le partite e il lieto fine, ma che ha regalato con generosità un inaspettato arcobaleno di Emozioni: la tensione, la protezione, la felicità, la preoccupazione, l’innocenza, la sorpresa, l’amicizia, la passione, la stanchezza, la voglia di farcela.

L’Emozione di vivere un sogno, piccolo e grandissimo al tempo stesso, talmente personale per ognuno di noi da essere nascosto dentro e non confessabile per dolce pudore. I nostri ragazzi hanno vissuto un’esperienza magica, e noi con loro. Tutti noi, tutti insieme. Insieme, si. Questa è la magia. Insieme abbiamo preparato la trasferta, insieme abbiamo vissuto, insieme abbiamo gioito, insieme abbiamo difeso i nostri ragazzi, insieme abbiamo discusso, insieme ci siamo emozionati. Tantissimo.

Fissiamo quell’immagine. Sarà il tiro che sai che tuo figlio ha sognato tutte le notti, quello della vittoria all’ultimo secondo con la squadra che ti corre incontro impazzita perché sei in finale. Sarà il sorriso di tuo figlio, vero e genuino, innocente e prezioso, che esplode senza freni. Sarà l’abbraccio forte con un compagno d’avventura vicino. Per tutti è quella corsa infinita alla fine della partita, con tuo figlio che ti viene incontro sentendosi un piccolo grande uomo. E tu lo abbracci, lo lanci in cielo, e capisci che non sei felice perché ha vinto, lo sei perché sei lì, con lui, in un momento che ricorderà per tutta la vita. Che ricorderete insieme, sorridendo. Un mattoncino senza prezzo della casa che state costruendo.

Non volevamo che finisse, questa avventura. Abbiamo cercato di tenerla viva in tutti i modi. Come non capitava da tanto, troppo tempo. Tutti insieme, senza ruoli, uniti nonostante diversi. Per carattere, esperienza, vita. Ma da oggi un po’ più amici perché ci unisce qualcosa di speciale. E simbolicamente questa avventura l’abbiamo fatta finire il giorno dopo, fuori tempo massimo. Stanchissimi ma felici. Molto.

Nei prossimi giorni ognuno di noi ricorderà sempre qualcosa: le battute a tavola, la tensione della semifinale, il pianto senza fine del nostro coach dopo la vittoria, la felicità di Linda da allenatore, gli abbracci tra noi, i momenti in spiaggia, Antonia seduta fuori dalla palestra di Montecchio per la tensione, l’interminabile eternità di quel tiro che ci fa vincere la semifinale, la barba del Bigaz, le lacrime di Andrea, Danilo, Filippo e Ricky in semifinale, il San Casciano, la lotta per i pass insieme a Stefano, il sigaro di Ezio, la gioia incontenibile di Gaetano, le urla in serbo di Danijel, i messaggi in chat di Max, la calma di Mauro. Abramo e Amedeo, le indicazioni stradali di Waze, la gita serale in pulmino per tifare i 2003, Anna in versione ultras, i 105 km all’ora scarsi in autostrada di Eva, il Moletto, la gita ad Urbino, il palazzetto di Pesaro, le pizzette e i gelati, la gara a chi paga il caffé. E poi ancora tanto altro. Ma ci saranno soprattutto loro: Andrea. Chiara. Danilo. Federico. Filippo. Lorenzo. Luca. Martina. Matteo. Paolo. Riccardo. Simone.

Grazie piccoli campioni. Ci avete fatto sentire orgogliosi. Ci avete fatto emozionare. Ci avete fatto essere amici tra noi. Ci avete regalato sensazioni preziose. Insomma, ci avete fatto vivere. Intensamente. Grazie cuccioli.

We love this game.

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